Il gioiello nell’ antichità

Antico Egitto

Fin dai tempi antichi abbiamo ritrovamenti di monili e gioielli creati con l’utilizzo di vari materiali, tra cui le pietre.
L’origine risale al periodo Predinastico egizio (3200 a.C.), con collane fatte di un cordone di cuoio a cui erano appese conchiglie e pietre levigate, che erano considerate amuleti contro malattie ed eventi disastrosi.
La lavorazione in seguito si impreziosì con l’uso di altri elementi importanti quali argento e oro.
I loro gioielli erano famosi soprattutto per i colori delle corniole e dei lapislazzuli. L’oro simboleggiava la carne delle divinità, i lapislazzuli rappresentavano l’azzurro del cielo e la corniola era il sangue rosso della vita.
Uomini e donne indossavano collane (chiamate usekh), piatte e larghe, composte da vari giri di pietre e amuleti.
I materiali preziosi definivano lo status sociale.
Le donne portavano anche numerosi braccialetti, cavigliere, orecchini e anelli.

Amuleti e talismani

Come si apprende dal semplice dizionario Treccani, sono da considerare amuleti solitamente dei piccoli oggetti che comunemente vengono chiamati “portafortuna”, a cui vengono attribuiti poteri difensivi dalle malattie, dai mali o dai pericoli. Possono essere prodotti in serie, come il cornetto di corallo, e portati da chiunque.
Da distinguere dai talismani, che sono costruiti ad hoc (appositamente per una specifica persona) e non possono essere prodotti in serie. Hanno il potere di influire sui fatti, modificandoli, attraendo fortuna e successo a chi sono destinati.

I simboli

Con lo sviluppo della scrittura geroglifica, alcuni simboli
divennero elementi protettori (amuleti):

  • l’occhio di Horus proteggeva dal malocchio,
  • l’Ankh era la chiave della vita eterna, l’immortalità, il benessere,
  • lo scarabeo era simbolo di eterna rinascita e rinnovamento, cambiamenti positivi, solitamente di colore verde, in calcedonio o steatite (pietra saponaria o pietra ollare), usato anche come sigillo, o sul cuore per favorire il trapasso del defunto nell’aldilà,
  • lo Zed, o Djed, rappresentava la spina dorsale di Osiride, simbolo di stabilità,
  • lo scettro Uas era un bastone con la parte superiore ricurva a forma di testa di animale, considerato il pilastro che sosteneva il cielo e lo collegava alla madre terra, rappresentava potenza e fortuna.
  • il falco, simbolo di regalità, aveva lo scopo di permettere all’anima di unirsi al corpo mummificato, al corpo eterico e spirito, per la rinascita eterna.

I gioielli della principessa Khnumit della prima metà del XIX secolo a.C., rinvenuti nella necropoli di Dahshur, sono famosi per la loro bellezza. In una sua collana (usekh) troviamo 103 segni geroglifici (simboli) che sono amuleti composti da pietre preziose: dal classico lapislazzuli e corniola, ai turchese, granato, feldspato (amazzonite). I fili si uniscono ai lati con due teste di falco d’oro. 

Vediamo, nella collana della principessa, l’importanza dei simboli nel trasmettere il significato dell’amuleto con l’utilizzo delle pietre.